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Mille Miglia

Brescia e Monza

Brescia sportiva negli anni '20


A Brescia, in ogni caso, i futuri fondatori della Mille Miglia, più che di politica, s'interessano di sport, in particolare d'automobilismo, ovviamente. Maggi e Mazzotti sono poco più che adolescenti quando, nei primi anni Venti, Renzo Castagneto prende parte all'organizzazione delle grandi manifestazioni motoristiche disputate in territorio bresciano, sul Circuito della Fascia d'Oro (il Primo Gran Premio d'Italia del 1921, i Gran Premi del 1921 e del 1923). In concomitanza alle gare automobilistiche del 1921, vengono disputate anche competizioni aviatorie, motonautiche e motociclistiche, ravvivando la tradizione bresciana delle grandi manifestazioni del primo decennio del secolo.

Queste competizioni incisero indelebilmente l'animo dei tre bresciani, tanto da portarli, cinque anni dopo, al famoso incontro a casa Canestrini.


Il circuito di Monza


Nel 1922, dopo la prima edizione in terra bresciana dell'anno precedente, il Gran Premio d'Italia fu trasferito sul primo, autentico, circuito italiano, l'Autodromo di Monza.

Ne nacque una "querelle" particolarmente astiosa tra bresciani, che si consideravano derubati, e milanesi, assertori della necessità di un circuito permanente.

A volere e ideare l'impianto realizzato nel Parco di Monza era stato Arturo Mercanti, il segretario dell'Automobil Club di Milano, consigliere della Commissione Sportiva Nazionale. Mercanti fu il primo a intuire la necessità di un circuito chiuso, non mutuato dalla viabilità ordinaria, e pure a rendersi conto che un'opera di tali proporzioni non poteva essere realizzata a Brescia, ma solo a Milano.

Ciò gli valse l'inimicizia e l'astio dei suoi conterranei: già, perché Mercanti, l'organizzatore delle celeberrime settimane bresciane automobilistiche e aeree, era egli stesso bresciano.