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Mille Miglia

I rapporti con la Csai e Mercanti


E Canestrini, nell'articolo del Trenta, ricorda: «In tre mesi l'organizzazione fu pronta, mentre le adesioni superavano di gran lunga le previsioni dei più ottimisti. 101 iscritti, tra i quali i più bei nomi dell'automobilismo italiano, ed 11 squadre ufficiali rappresentanti 10 marche».

Tutto pareva andare per il verso giusto, ma se le difficoltà di ordine politico e organizzativo erano state alla fine risolte, restava un ultimo scoglio da superare: la burocrazia sportiva.

Il R.A.C.I., Regio Automobil Club d'Italia, - con il suo presidente Crespi - non aveva certamente osato opporsi alla presa di posizione di Turati, ma era ora intenzionato a frapporre tutti gli ostacoli possibili.

In primo luogo - con lettera del 25 gennaio 1927 - la C.S.A.I., la Commissione Sportiva Automobilistica Italiana, costrinse gli organizzatori a modificare la data della gara, inizialmente prevista per il 20 marzo 1927, a causa di una manifestazione concomitante 6; il 29 gennaio, una seconda lettera censurava che la Gazzetta dello Sport avesse pubblicato il regolamento prima dell'approvazione da parte della C.S.A.I. stessa e intimava di non far pubblicare i nomi degli iscritti.

Il 15 febbraio, nell'inviare a Brescia - finalmente - il regolamento vistato e approvato fu la volta della polemica sulle medie.

Il problema consisteva nel fatto che gli organizzatori, intendendo accettare tutte le vetture da turismo che si fossero iscritte, comprese quelle di piccola cilindrata come le Peugeot da 750 c.c., non conoscevano esattamente quanto tempo sarebbe stato necessario a tutti i concorrenti per compiere l'intero tragitto di 1.600 chilometri.

La stampa e l'opinione pubblica ritenevano che per completare il percorso, costituito per la maggior parte di strade sterrate, polverose o fangose dipendentemente dalle condizioni meteorologiche, sarebbero stati necessari circa due giorni, forse tre per le vetture meno veloci. E gli equipaggi che sarebbero scesi in gara erano considerati «arditi, o addirittura eroici».

Tuttavia, dai risultati delle prove di Maggi, all'A.C. Brescia si sospettava e sperava in un risultato clamoroso.

Sui giornali di quei primi mesi del 1927 si leggeva: «Se le vetture vincitrici raggiungeranno il traguardo a 55/60 km/h, si potrà ben affermare che l'automobile è veramente una magnifica macchina, che permette di viaggiare su strade comuni, non certo costruite per i moderni mezzi di trasporto, a velocità notevolmente superiore a quelle dei più veloci treni, su percorsi così lunghi».

Si leggeva anche, sempre nel 1927, che lo stato applicava una tassa a coloro che superati i venticinque anni risultavano essere ancora celibi (tassa che Castagneto dovette pagare, mentre Maggi e Mazzotti evitarono, grazie all'età, ancora per qualche anno).

Da oltre oceano suscitavano scalpore - per motivi opposti - avvenimenti diversi: sensazione destava l'ingiusta condanna alla sedia elettrica di due anarchici italiani, Sacco e Vanzetti. Da Hollywood, divenuta capitale del cinema, si annunciava l'arrivo del cinema sonoro; e a fare notizia era pure la scoperta di nuove fibre sintetiche e l'avvento della plastica.

A Brescia, nel frattempo, proseguiva la polemica con la C.S.A.I. che, con una lettera del 9 marzo, comunicava il divieto di partecipazione alle vetture con cilindrata inferiore ai 750 c.c., escludendo, di fatto, la squadra ufficiale Peugeot.

Ne seguì uno scambio di corrispondenza quasi giornaliero tra Castagneto ed il vice presidente della C.S.A.I., Arturo Mercanti (proprio lui, il bresciano fondatore dell'Autodromo di Monza).

Mercanti non poteva far altro che comunicare, usando sempre la terza persona, le decisioni della Commissioni Sportiva, costantemente sfavorevoli alla Mille Miglia.

Finché, il 22 marzo, quattro giorni prima della gara, un telegramma (questa volta scritto in prima persona) annuncia all'A.C.B.: "Autorizzo iscrizione tre Peugeot classe H Coppa Mille Miglia. Stop. CSAI Vicepresidente Mercanti. Stop".

Che Mercanti non si considerasse affatto avversario dei propri concittadini lo dimostrò iscrivendosi alla prima Mille Miglia al volante di un'Alfa Romeo RLSS; ciononostante, per schierarsi al via evitando i guai, fu costretto a celarsi sotto lo pseudonimo di "Frate Ignoto". Conciliante il commento di Canestrini, ormai bresciano acquisito: «La sua presenza quale partecipante voleva dire che avrebbe forse voluta organizzarla lui e che la approvava perché di "stile bresciano"».

Da notare che Arturo Mercanti, tra il 1927 e il 1935, disputò otto Mille Miglia giungendo, come miglior piazzamento, settimo assoluto. Proprio nel 1935, benché fosse ormai sessantenne, ottenne di essere richiamato alle armi per partecipare alla campagna d'Etiopia, come tenente colonnello del corpo indigeni della Somalia. A guerra ormai conclusa, il 6 luglio 1936, rimase ucciso durante l'assalto a un treno di bande irregolari.

Note

6 La seconda edizione, su quattro disputate, del "Circuito del Pozzo", 251 km di percorso con 20 vetture al via. Vincitore : Bona su Bugatti 1500.