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Mille Miglia

Le gare d'auto dell'epoca

Brescia restò quindi priva di manifestazioni di primissimo piano, ad eccezione del "Circuito del Garda", che fu disputato dal 1921 al 1927 (sospeso poi a favore della Mille Miglia), salvo essere nuovamente disputato, in due cicli, nel dopoguerra.

Il Circuito del Garda, pur divenendo manifestazione di buon livello, non assurse ai fasti delle precedenti manifestazioni bresciane, non soddisfando appieno né Castagneto, che lo organizzava, né Maggi che lo vinse nel 1925 e nel 1926.

In realtà tutto l'automobilismo sportivo pativa, in quegli anni, un periodo di profonda crisi.

A soffrire maggiormente erano i Grand Prix e la loro formula, che non richiamava l'interesse delle Case automobilistiche. In particolare le Case italiane si erano ritirate dalle corse, dopo la decisione di ridurre la cilindrata delle vetture da Grand Prix da 2.000 cm3 a 1.500 cm3.

Alla partenza del Gran Premio del 1926, a Monza, si schierarono solo cinque vetture; peggio ancora al Gran Premio di Francia, con soli tre concorrenti.

Tra le poche corse che tenevano vivo l'interesse (anche delle Case), c'era la "24 Heures du Mans", disputata, per la prima volta nel 1923, su un circuito stradale con la formula di gara di durata per vetture sport.

In Italia, la situazione delle strade, invariata dalla fine della guerra, era autenticamente disastrosa, tanto da far affermare a Enzo Ferrari che bisognava «percorrere una curva nelle curve», indicando la necessità di continui cambi di traiettoria per evitare le numerose buche.

Aymo Maggi spronava gli amici affermando «... le nostre Case non corrono più, se vogliamo fare dello sport dobbiamo acquistare macchine straniere (...) abbiamo l'impressione che nessuno si interesserà di automobilismo sportivo».

L'ambiente soffriva di depressione; Canestrini scriveva: «Discutevamo alla ricerca della soluzione della crisi dell'automobilismo; c'era poco da stare allegri. Bisognava fare qualcosa per lo sport, e soprattutto per lo sport italiano».

E Maggi ribadiva l'assoluto bisogno di «creare qualcosa di assolutamente nuovo e sensazionale, per scuotere il mondo dell'automobilismo dal torpore e ricordare le nostre tradizioni sportive».