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Mille Miglia

Il secondo dopoguerra

Il secondo dopoguerra

Al termine del conflitto, Renzo Castagneto non perse un minuto nel tentativo di far rinascere la Mille Miglia. I problemi che dovette affrontare erano gli stessi del 1927: l'Italia era stata messa in ginocchio dalla guerra, le principali vie di comunicazione distrutte e - soprattutto - si dovevano ottenere le dovute autorizzazioni dal nuovo regime politico.

In più, era venuto a mancare il prezioso contributo di Franco Mazzotti, abbattuto con il suo aereo da sul mare di Sicilia, nel 1942. Castagneto, riconciliato con Maggi e con l'aiuto di Canestrini, si superò: non solo si procurò il permesso di riprendere la gara (grazie all'intervento di Bruno Boni, Presidente del Comitato di liberazione e futuro Sindaco) ma ottenne anche pneumatici e benzina per i concorrenti, beni allora assai preziosi perché razionati. Nello stendere il tracciato dei 1947, Castagneto dovette assoggettarsi alla rete stradale superstite dopo i bombardamenti, sconvolgendo il percorso originario.

Il senso di marcia fu invertito, scendendo verso il Sud dal Veneto. Il percorso fino a Piacenza era in pratica lo stesso del 1938 con l'unica variante del transito per Ravenna che alleggeriva il lavoro del controllo di Bologna, sino allora sede del duplice passaggio. Roma veniva raggiunta tramite la gola del Furlo ed il Passo della Somma.

Dopo il giro di boa nella capitale, si imboccava al contrario la Via Aurelia per Grosseto, Livorno e Pisa. Di seguito, Firenze, Futa e Raticosa, Bologna e poi la Via Emilia fino a Piacenza dove, causa la distruzione dei ponti sul Po, anziché dirigersi a Brescia la gara puntava su Voghera e di qui, per Alessandria e Asti, a Torino. Questa deviazione, che allungava notevolmente il percorso, era stata introdotta allo scopo di sfruttare la veloce autostrada Torino-Novara-Milano. Da Bergamo si raggiungeva quindi Brescia. Questo tratto autostradale costò la vittoria a Nuvolari, penalizzato dalla piccola cilindrata della sua Cisitalia, a vantaggio della grossa Alfa Romeo di Romano-Biondetti.

Nei pressi di Galliate, sul ponte provvisorio sul Ticino, ad aspettare l'amico e antico rivale Nuvolari per salutarlo, c'era Achille Varzi, da poco uscito dal tunnel della droga ma destinato a cadere poco dopo in una competizione.