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Mille Miglia

Più veloci lungo le strade d'Italia

Ventiquattro percorsi: di anno in anno più veloci lungo le strade d'Italia.

Ottenuta l'agognata autorizzazione e iscritta la gara nel calendario internazionale, grazie a Canestrini, gli organizzatori ottennero l'entusiastico ed incondizionato appoggio della Gazzetta dello Sport. La "rosea" organizzava già da diversi anni il Giro d'Italia ciclistico; quando sì trattò di stabilire il percorso offrì la collaborazione del "papà" del Giro, Armando Cougnet. Questi accompagnò Renzo Castagneto in numerose ricognizioni del percorso, durante le quali contattarono centinaia di sindaci e le sedi del R.A.C.I..

Oltre alla condizione delle carreggiate, il problema più grave che dovettero affrontare consisteva nella completa assenza di cartelli e segnalazioni lungo le strade che, causa la mancanza d'illuminazione, di notte erano immerse in un buio pesto. I commissari di percorso, reclutati tra i soci delle sedi dei Regi Automobil Club, agli ordini dei corrispondenti locali della Gazzetta dello Sport, furono muniti di «torce a vento senza fumo, a fiamma solare».

L'altro problema fu brillantemente risolto da Renzo Castagneto che, senza rendersi conto di aver ideato un marchio che avrebbe avuto un successo tale da far impallidire i moderni esperti di "marketing & communication", fece approntare migliaia di cartelli riportanti la Freccia Rossa.

Il primo percorso, che rimarrà invariato per quattro edizioni, intendeva presentare le diverse condizioni di guida che un automobilista del tempo poteva trovarsi ad affrontare: dalla partenza di Brescia subito a sud lungo le agevoli strade della pianura padana fino a Bologna; la prima selezione veniva effettuata nell'impegnativo tratto appenninico, con il polveroso attraversamento dei passi della Raticosa e della Futa. Poi un tratto misto da Firenze a Roma, quindi un ulteriore attraversamento degli Appennini per il Passo della Somma, vicino Spoleto, una lunga "tirata" lungo la costa adriatica e di nuovo la pianura padana. Le difficoltà aumentavano nuovamente, anche per la fatica accumulata, nel tratto che i piloti chiamavano semplicemente il "Veneto", su per le prealpi fino a Feltre. Infine, a giochi ormai fatti, la discesa per Bassano, Verona, il Lago di Garda e l'arrivo a Brescia. A rendere complicata la vita ai concorrenti, tra l'altro, sessantasette passaggi a livello, la maggior parte dei quali non custoditi.