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Mille Miglia

Castagneto e Boni

Lo stretto rapporto tra Maggi e Castagneto è testimoniato dal fatto che, pur profondamente amareggiato, tanto da subire un infarto, il vecchio gentiluomo mise a disposizione la casa di famiglia di Brescia, in Via Musei, come sede della Commissione Sportiva dell'Automobil Club, presieduta da Castagneto, in pratica la sede dell'organizzazione.

Incredibilmente, la Commissione Sportiva era stata "sfrattata" dalla sede di Piazza Vittoria dell'A.C. Brescia, del quale Renzo Castagneto non era più il direttore.

Già, proprio lui, il "direttore", il "Segretario generale", il "commendatore", pagava la caduta in disgrazia della sua corsa. Temuto e riverito per anni, "davanti alla sua scrivania erano in molti a strisciare", il burbero Castagneto scoprì che molti degli amici di un tempo non erano affatto tali.

Ma lui non si arrese, mai. Imperterrito continuò per la sua strada, convinto che la Mille Miglia avrebbe potuto godere di un nuovo successo.

La sua innata concretezza gli fece capire per primo che la Mille Miglia avrebbe potuto sì godere di nuovi fasti, ma che non sarebbe più stata la "corsa più bella del mondo"; nell'Italia degli anni Sessanta non c'era posto per la Mille Miglia della tradizione.

Ci sarebbe potuto però essere posto per una Mille Miglia diversa. Bruno Boni, venticinque anni dopo riconoscerà: «Mi venne l'idea di una Mille Miglia lontano dall'abbraccio della gente: sulle autostrade che in quel momento stavano fiorendo. Castagneto era contrario. Aveva ragione: non ci sarebbe stato lo stesso fascino. Se gli avessimo dato retta, sostenendolo maggiormente nella sua intuizione, oggi Brescia possederebbe un Rally celebre quanto quello di Montecarlo».

Boni, a tanti anni di distanza, pur non dicendolo, non si riferisce a se stesso. Finchè gli fu possibile il "sindaco della Mille Miglia" sostenne l'amico Renzo, pur non concordando appieno con lui. L'accusa era rivolta altrove; il direttore del periodico la "Gazzetta di Brescia", Savino Mariani, nel numero speciale dedicato alla Mille Miglia 1959 tuonava: «Siamo certi che se la Mille Miglia, anziché a Brescia, fosse stata in pericolo altrove, tutti i parlamentari della località interessata si sarebbero trovati una volta almeno uniti intorno allo stesso tavolo, nello sforzo comune di salvare una corsa che dovrebbe essere patrimonio di tutti i cittadini di qualunque credo politico».