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Mille Miglia

La Mille Miglia del 1959

Rispetto al 1958, quantomeno a livello nazionale, le polemiche erano nel frattempo sopite e Castagneto riprese a lavorare al suo progetto. Il primo passo fu quello di riportare la Mille Miglia al "suo" posto, in Viale Venezia, nel tentativo di conferirle nuovamente la dignità perduta.

Il secondo fu quello di varare un programma sportivo di maggior spessore, grazie ad una più ampia - seppur diffidente e ridottissima - disponibilità da parte delle autorità dello Stato.

Sempre sulla la "Gazzetta di Brescia" Silvio Fauchè definisce la Mille Miglia 1959 un «...passo avanti. Quest'anno la Mille Miglia ha qualcosa di più sostanzioso dell'analoga gara nella precedente edizione. I tratti cronometrati sono nove per totali km 188,300 su una distanza complessiva di km 1487,500. Ciò significa che mentre l'anno scorso il rapporto chilometrico fra tratti di regolarità e tratti di velocità pura era di 20 a 1, quest'anno il rapporto è di circa 8 a 1. Come già nella precedente gara si sono prescelti, per le prove di velocità, i tratti di scalata ai passi, assorbendo nella Mille Miglia diverse di quelle corse automobilistiche che già erano tradizionali prima che i calendari subissero la nota falcidia».

I "tratti cronometrati a velocità libera", quelli che oggi chiamiamo Prove Speciali, erano i seguenti:

1: Fornovo Taro-Passo della Cisa; 2: Fivizzano-Passo del Cerreto; 3: Pievepelago-Abetone; 4: Cafaggiolo-Futa-La Casetta; 5: Fiera di Primiero-Passo Rolle; 6: Canazei-Passo Pordoi; 7: Appiano-Passo della Mendola; 8: Dimaro-Campo Carlo Magno; 9: Barghe-Brescia.

Come nel 1958, le Categorie ammesse erano solo due, Gran Turismo e Turismo, suddivise nella solita miriade di classi e sottoclassi che erano tanto care a Castagneto, allo scopo di incentivare - con una maggior quantità di premi - una più vasta partecipazione.

Le vetture alla partenza furono 104. La gara ebbe, nuovamente, un dominatore incontrastato, l'equipaggio Abate-Balzarini, ovviamente con una Ferrari, che vinsero sette delle nove prove cronometrate.

La gara, che godeva dell'impeccabile organizzazione di un gruppo di uomini usi a prove ben più impegnative, fu tecnicamente un successo, ma a Brescia parvero non accorgersene. Dal punto di vista sportivo, con una visione moderna, sarebbe come se a degli appassionati dell'attuale Formula Uno venisse proposto in sostituzione un rally. Per i bresciani era assolutamente inaccettabile: aspettavano ancora la vera Mille Miglia, con i suoi protagonisti.

Segnali di incoraggiamento in questo senso cominciavano ad apparire anche sulla stampa. Una lettera aperta diceva: «Cari amici di Brescia, la Mille Miglia, la "nostra" Mille Miglia, non è quella dello scorso anno e non è l'odierna; ambedue, coercite nello stesso stato di necessità nel quale Voi avete dovuto agire, rappresentano ai miei occhi un commovente atto di fede nei confronti di una tradizione, meglio di un'idea che non si doveva né si poteva cancellare... Sono certo che a queste due edizioni, scaturite dal compromesso, imposto da ragioni obbiettive, altre polemiche - non è forse un quotidiano compromesso la nostra vita? - seguirà per necessità storica una nuova, radiosa Mille Miglia... Per la seconda volta, nella nostra storia agonistica la Mille Miglia assolverà alla sua insostituibile funzione di ineguagliabile banco di prova... Cari amici, ricevete l'augurio più fervido per la vostra coraggiosa, perseverante impresa in uno con la grande speranza di potere con Voi contribuire al successo della prossima, futura Mille Miglia del Sole! Modena, 18.5.1959. Vostro Enzo Ferrari».

Con l'imprimatur del "Drake di Maranello", ecco spuntare anche il nuovo nome, la Mille Miglia del Sole, evidentemente riferito al tragitto, fino a Napoli, sull'Autostrada del Sole.