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Mille Miglia

La prima vera rievocazione: il 1982 e la cadenza biennale

Nell'ambiente si cominciò a parlarne già l'anno successivo, ma i tempi non erano maturi. All'Automobile Club, per quanto l'idea piacesse e fossero disposti a sostenerla, furono espliciti: non ci sono mezzi, né finanziari né logistici, per organizzare una corsa per auto storiche.

L'automobilismo storico era agli albori e una manifestazione per veicoli d'epoca - in quegli anni così difficili per tutto il mondo dell'automobile (erano gli anni dei primi limiti di velocità, dell'odio per le vetture potenti e della crisi petrolifera) - non era certo in grado né di riscuotere consensi popolari né di ottenere il coinvolgimento giovanile, nonostante una perfetta organizzazione.

Tuttavia, ad alcuni giovani appassionati l'idea della commemorazione andava un poco stretta: consci dell'improponibilità della rinascita della corsa vera e propria, si fece largo l'idea di una manifestazione che sapesse far rivivere il mito della Freccia Rossa, rievocandola in maniera così viva da coinvolgere anche coloro che non la ricordavano o non avevano mai assistito ad una Mille Miglia del passato.

Tra le pareti del M.W. Veteran Car Club si incontrarono, in qualità di soci, il giornalista Manuel Vigliani (ex dell'ufficio stampa di Castagneto), il Presidente della Scuderia Mirabella Mille Miglia Vittorio Palazzani, Gino Danieli e i due giovani Presidente e Segretario del Club. I due amici, Giuseppe Lucchini e Costantino Franchi, furono così designati dal gruppo - costituitosi in Comitato Organizzatore - l'uno a presiedere e l'altro a dirigere la Mille Miglia 1982.

Il gruppo, grazie all'intervento di alcuni mecenati, con in testa il Cavaliere del Lavoro Luigi Lucchini, si assunse l'onere di coprire i costi, ottenendo l'autorizzazione e la collaborazione dell'Automobile Club di Brescia.

Come per incanto, il 13 maggio 1982, Piazza della Vittoria rivive un'altra punzonatura, tra lo stupore dei bresciani.

La sera, i riflettori si riaccendono, in Viale Venezia delle Mille Miglia, sulla mitica pedana. Al via ci sono centoventisette auto da collezione, molte delle quali provenienti dai Musei delle Case automobilistiche (o meglio da quelli che oggi sono i musei…).

Il percorso è diviso in quattro tappe: Brescia-Modena, Modena-Roma, Roma-Verona e Verona-Brescia.

Al via si presentano antichi protagonisti, piloti famosi e giornalisti da tutta Europa: un autentico successo, ben superiore di quanto preventivato.

Quanto sognato si era finalmente verificato; la Mille Miglia, diversa nella sostanza ma identica nello spirito, era rinata e, soprattutto, sarebbe continuata. La lucida prudenza con la quale i bresciani sanno pianificare le imprese più azzardate, suggerì una cadenza biennale. Il gruppo di amici stregati dalla Freccia Rossa, nel frattempo, era aumentato di numero. Una manifestazione di tale levatura e con una macchina organizzativa tanto complessa richiedeva una suddivisione dei compiti con l'assegnazione di incarichi ben precisi.

Sotto la consolidata presidenza di Lucchini, coadiuvato alla vicepresidenza da Palazzani, giunto a coprire il medesimo incarico anche nell'Automobil Club, con Franchi ormai egregiamente collaudato nel ruolo che fu di Castagneto, fu creata un'equipe di specialisti. A Danieli fu affidato il non semplice incarico, di realizzare il percorso, consumando le proprie ferie a macinare migliaia di chilometri allo scopo di contattare le Amministrazioni di tutti i Comuni, anche i più piccoli, attraversati dalla gara. Manuel Vigliani, ovviamente, fu delegato all'ufficio stampa. Due nuovi acquisti, l'indimenticato pilota Gino Munaron ed Enzo Ziletti furono chiamati ad occupare due posti chiave. Il primo, grazie alla sua competenza di corridore automobilistico, cominciò a dedicarsi al capitolo regolamenti (argomento del quale finirà per occuparsi anche per conto dell'Automoto Club Storico Italiano), mentre Ziletti si assunse le responsabilità amministrative.