Tra i protagonisti della più affascinante gara su strada della nostra epoca, quello di Luciano Viaro è il nome che si fa più spesso. La scorsa edizione, vinta assieme al figlio Antonio, ha visto il pilota triestino bissare il successo dell’anno precedente a bordo di un’Alfa Romeo 1500 Super Sport del 1928, per un totale di tre Mille Miglia portate a casa, la prima nel 2005.
Luciano Viaro ci tiene a precisarlo: il suo amore per i motori lo accompagna sin da bambino.
Una passione innata quindi…
Sì, una passione fortissima per le auto “originali”. Guidare un auto d’epoca significa fare un viaggio nel tempo. Basti pensare che prima si correva in due perché il passeggero era il meccanico, pronto a far ripartire la macchina in caso di guasti improvvisi.
Come ci si prepara alla Mille Miglia?
Io dico sempre che per gareggiare al massimo delle proprie potenzialità l’auto deve essere “assorbita dalla mente del pilota” e deve diventare un tutt’uno con la sua gamba. Prima della Mille Miglia io partecipo a tante altre competizioni. Metto a punto il motore e testo le prestazioni della mia auto, mi alleno a “sentirla”, come se fosse un prolungamento meccanico del mio corpo.
Un rito scaramantico?
Non ne faccio uso. Credo che sia un’abitudine tipica dei deboli… Io non ho nulla da esorcizzare.
Qual è il concorrente che “teme” di più?
Io non temo i miei concorrenti, quanto piuttosto l’affidabilità del mezzo. La mia auto va benissimo, ma sempre nei limiti della sua originalità. E’ questo rischio il bello della Mille Miglia… La vettura è esattamente identica a quando fu costruita, quando era considerata un gioiello della tecnologia, il massimo dell’avanguardia… Con una macchina di ottant’anni fa può capitare davvero di tutto. Ma è un rischio che sono contento di correre!
Ci dia un pronostico per l’edizione 2009…
Non conosco i miei concorrenti ma so che la mia auto può vantare altissime prestazioni. Un solo pronostico… io partirò per vincere. Come sempre. |